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“Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos”. L’Arcivescovo Crepaldi invita a partecipare alla Suola di Dottrina sociale della Chiesa

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08-03-2017 - di Florinda Raiola

Sabato 4 marzo, presso l’aula magna del Seminario vescovile, ha avuto luogo il Convegno “Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos”, in occasione dell’inaugurazione del terzo ciclo della scuola diocesana di Dottrina sociale della Chiesa e della conclusione del corso con la  consegna dei diplomi. In quest’occasione è stato presentato l’Ottavo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo avente il medesimo titolo del convegno.

Sono intervenuti Riccardo Cascioli direttore del Timone e della Nuova Bussola Quotidiana, il prof. Gianfranco Battisti, Ordinario di Geografia all’Università di Trieste e il nostro Vescovo Monsignor Crepaldi.

 

Il realismo cristiano

Cascioli ha sottolineato l’importanza del “realismo cristiano” che ci permette di vedere il tema delle migrazioni in maniera più completa ed oggettiva evitando di cadere nel “sentimentalismo” che oggi va per la maggiore.

Un conto è la persona che emigra con tutte le sue problematiche personali, un conto, invece, sono le politiche migratorie che devono considerare innanzitutto il diritto di poter crescere, lavorare e vivere con dignità nel proprio Paese di origine. In secondo luogo a fuggire non sono mai le persone più povere ma persone che hanno i soldi. Inoltre i Paesi in via di sviluppo corrono il pericolo di veder mancare la fascia giovanile che potrebbe essere fondamentale per il loro sviluppo. Senza considerare il fattore della ‘criminalità organizzata’ coinvolta nell’organizzazione di questi viaggi e che a sua volta alimenta il terrorismo internazionale. Importante è anche la comprensione e l’utilizzo appropriato dei termini della questione. Se i termini migrante, profugo e rifugiato sono usati con lo stesso significato e non con il proprio specifico si crea un caos terminologico che non aiuta la comprensione del fenomeno.

 

Migrazioni e nuovo ordine mondiale

Cascioli ha quindi riferito dello studio del demografo Giancarlo Blangiardo secondo cui in questi anni, 100 milioni di persone potrebbero migrare in Europa provenienti dalla sola area dell’Africa subsahariana. Si porrebbero le basi per un caos sociale. L’ultimo argomento affrontato da Cascioli è stato che questo caos avrebbe anche una sua “regia” che mira a sminuire le identità nazionali per creare un “nuovo ordine” mondiale sostenuto da un’etica comune e basato sul sincretismo religioso. Cascioli, per nulla incline ai complottismi, ha concluso affermando che questa regia ha l’intenzione di contrastare l’influenza della Chiesa cattolica che a sua volta è fortemente in opposizione al nuovo ordine mondiale in particolare sul tema del controllo delle nascite e della promozione dei cosiddetti diritti civili.

 

Invasione preordinata

Il Professor Battisti ha sostenuto che l’accelerazione degli arrivi e degli spostamenti ha un’origine ben circoscritta nel tempo e corrisponde agli effetti indesiderati delle primavere arabe che tra il 2010 e il 2011 hanno portato alla destabilizzazione del mondo arabofono.

Passando dalla storia di ieri in cui l’autore biblico narra on frequenza di carestie, catastrofi naturali,  esodi e spostamenti con connotati sia negativi che positivi ma sempre … “provvidenziali” a quella di oggi, il Prof. Battisti ci ha parlato di  “un’invasione preordinata” dell’Europa di cui, l’Italia e la Grecia, sarebbero il “ventre molle” da cui partire per indebolire l’intero continente.

Come ci insegna Papa Francesco, la comunità cristiana predica l’accoglienza ma lo stesso Pontefice, saggiamente, parla anche di limiti oggettivi di cui ogni nazione dovrebbe prudenzialmente tenere conto. In conclusione Battisti ha detto che sarebbe sapiente da parte dei cristiani che accolgono i migranti aggiungere all’aspetto materiale del quanto dare e del come dare, l’aspetto spirituale della preghiera per contribuire ad un ritorno dell’Europa ai suoi fondativi valori cristiani.

 

Oggi i cattolici non adoperano tutto il bagaglio della Dottrina sociale della Chiesa

L’Arcivescovo Monsignor Crepaldi si è soffermato sull’importanza fondamentale della Dottrina sociale della Chiesa e della conseguente istituzione della Scuola diocesana a Trieste. L’Arcivescovo si è rammaricato nel vedere dimenticato il progetto di lungo periodo fatto dalla Chiesa italiana nel ’92 ed espresso nel documento “Evangelizzare il sociale”.

Gianni Vattimo, padre del “pensiero debole”, nel 1994, quando ci fu l’implosione del partito dei cattolici, scrisse un articolo in cui parafrasando, diceva: adesso che non c’è più la DC, cosa facciamo fare ai cattolici? Sono tanto bravi con i drogati; mettiamoli ad occuparsi delle  “patologie” sociali mentre alla “fisiologia” sociale pensiamo noi. Per l’Arcivescovo questo assunto ci fa toccare la questione di fondo: oggi i cattolici non adoperano tutto il bagaglio della Dottrina sociale della Chiesa perché la conoscono poco ed il motivo per cui la conoscono poco risiede nel fatto che molti pensano che essa non debba più esistere in quanto “residuo ideologico” del passato; desiderio da parte della Chiesa di “conquistare” la società e di non rispettare il pluralismo, l’autonomia del mondo e la sovranità della coscienza personale. Il Magistero di Papa Giovanni Paolo II ci ricorda, invece, che la Dottrina sociale non è altro che il semplice ed integrale annuncio di Cristo nelle realtà temporali. Per un laico desideroso di maturare in questo campo è difficile trovare dove andare a formarsi. L’Arcivescovo ha istituito a Trieste la Scuola di Dottrina sociale della Chiesa proprio al fine di dare senso e finalità a chi vuole evangelizzare il sociale attraverso una carità motivata.

 

La pastorale sociale del futuro

Con spirito di profezia l’Arcivescovo ha concluso dicendo che «il futuro della Pastorale sociale sarà nelle mani di piccole comunità creative che dal basso, recupereranno l’intero quadro della Dottrina sociale della Chiesa, per convinzione e con nuovo spirito di militanza, nutrendo questa esperienza con l’intera vita cristiana… Possono essere comunità di famiglie, gruppi parrocchiali, amici che si formano in una Scuola diocesana come la nostra…da soli o seguiti da un sacerdote o, perché no, da un Vescovo… Poi penserà lo Spirito Santo ad animarli e a collegarli tra loro in rete per farne qualcosa di nuovo… Piccole comunità creative che non smettano di sentire con tutta la Chiesa e che resistano alla tendenza di adeguarsi allo spirito del mondo, proprio per servirlo pienamente».

Florinda Raiola

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