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L’Islam e l’Europa. Franco Cardini e i cattolici di Liberté Politique

03-06-2016 - di Stefano Fontana

di Stefano Fontana

La questione islamica in Europa sta diventando prorompente. O forse anche questo ormai è un eufemismo. All’interno del grande problema delle immigrazioni, la presenza degli islamici si segnala per una particolare compattezza e impermeabilità. Secondo qualcuno anche per una volontà di conquista. Insomma a molti l’Islam sembra una minaccia. Altri, invece, considerano troppo allarmistiche queste posizioni, non suffragate da fatti, posizioni ideologiche pregiudiziali.

Tra questi ultimi si è segnalato ultimamente Franco Cardini col suo libro “L’Islam è una minaccia” (Falso!), edito da Laterza nella collana degli Idóla. Si tratta di un pamphlet in cui il celebre medievalista smonta tutti i luoghi comuni sull’Islam minaccioso, proponendosi come l’anti-Fallaci, contestando cioè le famose tesi dell’altrettanto famosa giornalista contro l’occupazione islamica dell’Occidente e dell’Europa in particolare.

Il libro di Cardini contraddice la tesi secondo cui l’Islam moderato non esiste, che l’Islam e la modernità sono inconciliabili, che il Corano è un libro di guerra, che Europa e Islam sono nemici da sempre, che i musulmani ci odiano, che ci stanno invadendo. Secondo lui alla base di queste posizioni ci sono paura, timore e prudenza. Egli può quindi elencare “I fondamenti dell’islamofobia” e prospettare una “Eurabia Felix”. Questa espressione è in chiave polemica con il famoso libro “Eurabia” di Bat Ye'or.

In genere il mondo cattolico è aperto all’incontro e all’accoglienza e considera un atto malvagio esaminare realisticamente queste dinamiche. Di recente ha fatto però eccezione il gruppo di cattolici attorno alla rivista francese Liberté Politique. In vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno, la rivista ha pubblicato una sua proposta politica completa per la rinascita della Francia: Le manifeste de la dèrnier chance. Uno dei punti del manifesto è “No all’islamizzazione della Francia”. Una posizione netta, non facile da trovare altrove in ambito cattolico.

In particolare sul numero di Liberté politique del 6 giugno 2016 è stato pubblicato un articolo di  François Billot de Lochner dal titolo “L’islam tolérant existe-t-il?”. Si tratta di un testo piuttosto deciso di cui riportiamo qui di seguito una nostra traduzione in italiano :

“Per sapere se l’Islam offra o meno una possibilità di tolleranza è sufficiente porsi le seguenti quattro domande, che permettono di farsi un’idea chiara su questo sistema politico-religioso, dalle sue origini ai nostri giorni: il concetto di tolleranza si è sviluppato a partire dal suo fondatore; si ritrova valorizzato nel libro che ne riassume il pensiero; è applicato nei paesi islamici; è messo in evidenza tra le comunità musulmane dei paesi non islamici?

Prima domanda: il creatore dell’Islam fu un adepto della tolleranza?

La storia ce lo insegna: Maometto fu un uomo animato da una violenza estrema; un uomo di guerra, di sangue, di conquista e di sesso a oltranza; un uomo che fu per la tolleranza ciò che Attila fu per l’amore del prossimo; un uomo il cui segno distintivo fu l’intolleranza.

 

Seconda domanda: il Corano, su cui si fonda l’Islam, lascia spazio alla tolleranza?

Il Corano è un libro politico-religioso da battaglia, che fa l’apologia della violenza e dell’odio; un libro che giustifica la schiavitù, l’omicidio, lo stupro, la tortura, l’inganno, l’occultamento; un libro che dev’essere presso ogni musulmano, ad uso obbligatorio, sotto la pena della dannazione eterna; un libro d’una rara intolleranza.

 

Terza domanda: i regimi fondati sull’Islam sono tolleranti?

In tutto il mondo, i regimi che si richiamano all’Islam sono paesi dittatoriali. Essi mostrano, nei confronti di popolazioni non musulmane e nella migliore delle ipotesi, una disparità di trattamento scandaloso e vergognoso, come nelle peggiori persecuzioni, la cui estensione può essere terrificante.

Il terribile genocidio della popolazione armena da parte dei turchi, nel secolo scorso, ne è un esempio evidente. Un’altra prova la si può trarre dal caso delle paradisiache isole delle Maldive: la passione dei turisti per questo luogo mitizzato copre una spietata e sanguinaria dittatura islamica. Sono i turisti ignoranti che arricchiscono e perpetuano, senza saperlo, questo drammatico sistema totalitario.

Non parliamo poi di Arabia Saudita, di Sudan, di Pakistan, d’Algeria e di molti altri paesi islamizzati e, quindi, oggettivamente invivibili per i non musulmani.

 

Quarta domanda: l’Islam insediatosi in Occidente si distingue per la sua tolleranza?

Basta interrogarsi su ciò che professano quasi tutti i leader politici o gl’intellettuali musulmani, le migliaia di imam che imperversano nelle moschee occidentali, le migliaia di formatori musulmani che operano nei centri di educazione islamica, i residenti delle note zone islamiche illegali che proliferano in Occidente, per capire come l’intolleranza costituisca una delle armi primarie di sviluppo dell’islamizzazione mondiale” (Traduzione dal francese di Silvio Brachetta).

Non c’è dubbio che la questione Islam in Europa esista e che debba essere affrontata senza utopie, ma con realismo.

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Anno XII (2016), numero 4, OTTOBRE - DICEMBRE

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